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Lettera aperta di Titta Schiraldi Carissimi membri del Comitato per Claudio Miccoli, mi chiamo Titta Schiraldi, ho 46 anni e sono stata una ragazza in quell'anno terribile, il 1978. Ho avuto il grande privilegio di aver incontrato il Vostro Claudio. I miei amici frequentavano il Liceo Vincenzo Cuoco e fu così che insieme trascoremmo una serata di festa e di gioia, il primo maggio del '78. Ho sempre pensato a questo grande dolore, con rammarico per quella vita spezzata, con rispetto verso una famiglia veramente bella e grande, che ha mostrato ai giovani valori che ieri e tanto più oggi, come mamma ed insegnante, non posso che condividere. Sono passati molti anni e solo oggi, in questa data da non dimenticare mai, ho trovato il coraggio di scriverVi. Vi abbraccio fraternamente, nel ricordo di Claudio e del suo sorriso. Questa è la mia testimonianza. Il 1978 è stato un anno difficile. Avevamo paura. Per strada poteva succederti di tutto, specialmente se riuscivi a sganciarti dalla vigilanza familiare, dalla scuola, dagli stereotipi e partecipavi alle tante manifestazioni che coloravano le piazze di Napoli. Fu anno bello, triste e terribile per me. Mi mancava tanto il mio Papà, che ci aveva lasciati da poco. Nel '78 avevo quindici anni. La scuola, gli amici, la nascita di un amore, tutto era nuovo. Mi ricordo il primo maggio a Piazza del Gesù, lì, nella nostra piazza c'era un concerto per tutti, una festa, Edoardo Bennato suonava, ero con i miei amici e mi presentarono Claudio, barba e capelli lunghi, simpatico, gli occhi buoni, il classico bravo ragazzo. Fu una bella sera, allegra, piena di risate. Il futuro era appena ad un passo, sembrava una mela che si potesse cogliere con un salto, forse perchè noi, a quell'età avevamo le tasche vuote, ma non ci mancava la speranza. Eppure, qualche mese dopo, quella sera che ci arrivò la notizia brutale dell'aggressione di Claudio, ci sentimmo veramente persi, ci furono silenzi e lacrime, la speranza era sparita. La sera del 30 settembre di quell'anno, in Piazza Sannazzaro, un ragazzo che aveva con sé un giornale di sinistra era stato ferito da alcuni giovani (che in seguito vennero identificati come neofascisti); Claudio che si trovava lì, volle lasciarsi guidare dai suoi valori, dalla fede nella ragione e nella non violenza, e andò incontro a quella ronda mortifera per chiedere il perchè di quell'aggressione a coloro che non volevano ascoltare, ma solo far tacere. Fu percosso e bastonato, lo ridussero in fin di vita. Claudio non era un attivista politico, era un ambientalista ante litteram, quando ancora non si sentiva il problema ecologico, in maniera così forte come oggi; era un consigliere del WWF, amava profondamente la natura e gli animali. La sua filosofia di vita era di una limpidezza impressionante: "Perchè ti fai guidare dagli schemi?", aveva risposto a suo padre che gli consigliava di tagliarsi barba e capelli; "Quando non ci sarò più voglio che siano donati i miei organi", questa la sua volontà, che aveva manifestato con chiarezza, alla sua famiglia, nonostante la giovane età. Claudio ebbe ancora la forza di dire ai medici che lo stavano curando, in ospedale, prima di perdere conoscenza: "Non mi hanno lasciato il tempo: io volevo parlare, volevo spiegare". In una delle sue poesie, scritta nel giugno di quell'anno, aveva scritto profeticamente: "Io che non volevo colpire sono stato colpito! Non volevo lottare e ho dovuto farlo. non ho vinto perchè volevo vincere, ma perchè mi avete sconfitto: perchè la più bella vittoria, per chi non vuole combattere, è non lottare proprio." Il sei ottobre del 1978 il cuore di Claudio, bello e coraggioso come il falco d'Abruzzo che egli amava, smise di battere e per me, per noi, ragazzi smarriti di fronte a quell'inaudita violenza, fu un colpo fortissimo. Mi sembrava un incubo, la fine delle nostre speranze, non potevo pensare senza piangere al suo gesto di agnello tra i lupi. Ti vorrei ricordare Claudio, oggi, sei ottobre del 2009, vorrei che tutti sapessero com'eri in in quel primo maggio di festa, sorridente, simpatico, pieno di vita e di progetti. Ti mando un abbraccio ed i mei pensieri, ti dico una sola parola: indimenticabile. (Titta Schiraldi) |
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