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Presentazione del Premio di poesia "Claudio Miccoli" Liceo Scientifico "Vincenzo Cuoco" Napoli, 6 ottobre 2008 Sulla locandina del bando del Premio “Claudio Miccoli” c’è una mano bianca che si arrampica, una mano bianca, simbolo della nonviolenza, che con determinazione cerca di raggiungere la propria meta. Trent’anni fa, Claudio Miccoli, a piazza Sannazzaro a Napoli, si rivolse con le mani nude al suo assassino. Non era Claudio ad avere un limite, le sue mani nude, ma il suo assassino ad avere un limite, armato come era della sua cieca disumanità. Con questo Premio di Poesia, noi, del Comitato Claudio Miccoli, cerchiamo di capovolgere una realtà che, con disumanità, vogliono farci credere e farci vedere. A pere nude nu puveriello va p''a strada chianu chianu e chiede 'a carità. Ecco, questi versi li scrissi quando ero un bambino, in quarta elementare, alla vista di un poverello a piedi nudi, forse era un bambino, forse, non ricordo (ma ai tempi nostri è certamente possibile), era un bambino rom. Attenzione, il limite non è del poeta nonviolento che accoglie il bambino rom, che gli dà anche l’elemosina, che, con la sua buona politica, cerca di dargli una casa, un’assistenza, una scuola; il limite è di un essere disumano, di chi, armato della sua ideologia razzista, gli vuole prendere le impronte digitali e vuole cacciarlo, come si è sentito dire in campagna elettorale, a calci in culo dall’Italia. Scrisse una donna eccezionale, Teresa di Calcutta: se ti criticano perché fai l’elemosina ad un bambino rom, se ti dicono che è nella strategia dei rom fingersi poveri, tu, ricco della tua umanità, non ci badare, falla lo stesso, falla l’elemosina. Quindi se ti dicono che non c’è alternativa in questo mondo di squali, in questo mondo capitalistico, se ti dicono che così vanno le cose, tu non ci credere, falla lo stesso la tua brava opposizione, falla. Negli Stati Uniti hanno approvato una legge per dare 700 miliardi di dollari alle banche e alle aziende in crisi, e non si sono mai sognati di stanziare la decima parte, 70 miliardi di dollari, per far quasi scomparire la fame nel mondo. E se pensi poi che solo l’uno per cento della popolazione possiede il quaranta per cento di tutta la ricchezza mondiale, se c’è un italiano che possiede sette ville in Sardegna e ora vuole comprarne un’ottava, tu devi saperti sdegnare. Se ti dicono che la poesia è un’esercitazione per smidollati, per esseri deboli, per sognatori, tu scrivila lo stesso la poesia, sogna, scrivila dappertutto, sui bigliettini della metropolitana, sulle note della spesa, sul tuo diario scolastico... Non è un limite scrivere poesie. Da un’inchiesta risulta che molti degli attuali componenti del nostro governo non leggono una poesia da almeno cinque anni. Evidentemente sono occupati in cose più importanti, a scrivere e a leggere leggi fatte da personaggi come Calderoli e Bossi, preferibili per loro a tipi strani come Giacomo Leopardi, Bob Dylan e Fabrizio De André. Chi non legge e chi non scrive poesie è un essere limitato. Claudio sta dietro i vetri, ci bussa, vorrebbe entrare. Stamattina l’ho trovato sul mio balcone, in cucina, un fiore giallo, tra la piantina del basilico e l’erbetta dei gatti. Ora è qui, tra noi, ci fa un cenno... come sempre si prenota a parlare. E’ un po’ buffo coi suoi capelli a scrosci, un po’ fissato coi suoi uccellini a schizzi, ma Claudio ora è qui, tra noi, e si è seduto accanto al suo assassino. Ragazzi, leggete e scrivete poesie, non vi ponete limiti di età, non credete a quelli che dicono che la poesia sia un’esercitazione scolastica. Lasciatevi accompagnare dalla poesia per tutta la vita. Grazie. Vittorio De Asmundis
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